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- Omelie registrate
da vita ego-centrata a vita donata, con-divisa
(riflessione sull’omelia del donVi di oggi)
le parole che Mt colloca nelle labbra di Gesú, difronte a quella donna, povera, disperata, sola, con il cuore che esplode nella disperata ricerca di aiuto per la propria figlia, il suo bene piú grande, al leggerle sembrano rudi, taglienti, “menefreghiste”, razziste…
Una donna e quindi per quel tempo piú di oggi essere umano senza valore nella societá, con la propria concezione religiosa, la propria formazione, nella propria realtá; una donna che perde pure la propria dignitá auto apresentandosi “cane che si nutre delle briciole che cadono dalla tavola dei padroni”, e chiede, implora a un viso sconosciuto aiuto. chiede aiuto a uno sconosciuto di per sé, gli affida il suo unico bene piú grande: sua figlia. É uno sconosciuto, un giudeo, che quasi non la guarda neppure. eppure sa che é l’unico a cui puó rivolgersi. ormai non ha piú niente da perdere. quella donna sa che se la figlia muore lei muore nelle figlia. se la figlia vive, lei potrá continuare a vivere nella figlia.
in questa situazione Gesú, difronte a questa donna, da tutto se stesso. un darsi il Suo che non é mai solo “per uno” ma sempre per tutti, per “chi ha orecchi per intendere, intenda”…
Forse anche per sottolineare questo aspetto che Mt sceglie queste parole “per Gesú”…
Quella donna non si limita a chiedere, osa credere: vive in prima persona la Speranza in Gesú: la donna gli si avvicina, chiede, controbatte, si batte per la sua causa, ma parla anche al plurare: fa propria la condizione di disperazione di altri come lei – ” anche i cani..” parlando al plurale. e continua ad osare. permane nel suo progetto, va avanti, non si ferma.
E Gesú le si fa prossimo, entra nell’intimitá della sua realtá. é papá che riceve una figlia con un problema piú grande di lei che non sa gestire, che la opprime.
In questo periodo arrivano molti al dispensario con problemi gravi di anemia. muoiono in continuazione, sembra che cadano come mosche. fra questi una donna mi ha colpita particolarmente: viene a portare sua figlia, noi non abbiamo l’equipaggiamento necessario per fare trasfusione di sangue; quella notte la macchina non era a disposizione. abbaimo internato la figlia e aspettato l’indomani per trasferirla all’ospedale di Muxungue, dove le avrebbero potuto fare la trasfusione. cosí é stato, ma a Muxungue non avevano sangue a disposizione. quello che avevano era molto poco e quindi lo facevano pagare a caro prezzo (fino a 1500,00 Mtn per 1 litro!). quella mamma é tornata a mangunde con la figlia (45km a piedi) ed ha cominciato a bussare alle nostre porte. abbiamo presentato la questione al responsabile dell’internato e alcuni alunni si sono disponibilizzati a dare il proprio sangue per la figlia della signora. cosí siamo andati tutti insieme all’ospedale di muxungue e da corpo a corpo abbiamo condiviso il nostro sangue.
la figlia della signora ha recuperato. sono musulmani che hanno bussato la porta di cattolici. il padre e la madre di quella signora sono stati uccisi dai bianchi nella guerra conrto i coloni.
culture che ci dividono, credi, usanze, …, ma puntualmente vedo come nella necessitá di Vivere sgrga la nostra intima consapevolezza di essere fratelli.
la necessitá di vivere ci fa con–vivere, riunendoci tutti davvero nella Con-divisione, nella Co-munione dell’Essere fratelli di fronte allo stesso Padre.
difronte questa Veritá che lo Spirito di Gesú ci grida in faccia, cade tutto ció che di per sé pesa alla veritá di chi siamo e quindi che é inutile.
Spesso, peró, ci lasciamo soggiocare da paure recondite con cui non siamo nati….
Perché?
vi abbraccio forte a tutti e a ciascuno!
estamos juntos
ale
Estamos Juntos,
Ale